Dolci di Carnevale: nomi e origine

27 febbraio 2017, scritto dalla redazione Good Shopping

In tutta Italia ci sono specialità golose per Carnevale: a volte già dal nome puoi capire cosa ti troverai nel piatto. Scopri con noi le origini di questi nomi.

Dolci di Carnevale: i nomi

Ti sei mai chiesto, o chiesta, da dove arrivano i nomi dei dolci tradizionali? L’Accademia della Crusca si è posta il problema e ha notato come le varie fonti innanzitutto dividano i nomi dei dolci di Carnevale in base alla forma. Ci sono termini che ci dicono se il dolce sarà a “nastro o rombo” oppure se avrà la forma di “palline di pasta”. Altri nomi nomi anticipano la croccantezza del prodotto che descrivono e altri ancora ci ricordano che queste delizie sono da condividere nei momenti di festa quando ci si ritrova per due "chiacchiere".

Dolci a nastro o rombo dentellato

Dolci a nastro o rombo fritti e dentellati

Alcuni dolci di Carnevale anticipano nel nome la forma a nastro o intrecciata con cui ci verranno proposti:

  • in Toscana i bastoncèlli, i fiòcchi e le frangette sono esempi che non richiedono spiegazione perché il loro nome indica già le forme che la cucina tradizionale richiede a questi dolci.
  • Le gale in Piemonte e i galani in Veneto si spiegano con termini dialettali: per chi non vive a San Donà di Piave, galan significa “balza, fiocco”.
  • Gli intrigoni emiliani invece richiamano nel nome la loro forma intrecciata e intricata.

Palle e sfere di pasta con miele

Palle o sfere di pasta fritte e cosparse di miele

Ci sono dolci che prendono la forma tonda dei frutti e dei semi di cui portano il nome:

  • in Veneto, Friuli, Marche, Toscana e Lazio si hanno le castagnòle, palle fritte di media dimensione, un chiaro riferimento al frutto del castagno.
  • In Abruzzo e in centro Italia, si cucina la cicerchiata, dal legume cicerchia, con dimensioni più piccole.
  • Favarèlle, favétte, favìcchie o fàve mielate toscane richiamano, ovviamente, le fave.
  • La pignolata, da Calabria e Sicilia, porta nel nome un richiamo alla pigna e può essere glassata, con cioccolato o al miele.

Dolci di Carnevale da scarti e ritagli

Scarti e ritagli di pasta

Altre volte i termini con cui chiamiamo i dolci ci dicono che sono ottenuti dal recupero e dal ritaglio casuale della pasta:

  • cenci e gli stracci toscani richiamano i ritagli di tessuto;
  • le frappe prendono il nome dal verbo "frappare" ossia “tagliare finemente”;
  • le civìgliole dal toscano "civiglie", cioè“chiodini da calzolaio”;
  • le zeppole campane da "zeppa" ossia “cuneo” oppure “grossa scheggia”.

Dolci per chiacchierare e stare in compagnia

Dolci per chiacchierare

Infine non possiamo tralasciare tutti quei termini legati alle chiacchiere, alle bugie e alla convivialità:

  • le frappe prendono il loro nome dal verbo "frappare" che significa “chiacchierare” e “raggirare”;
  • il berlingòzzo, un dolce da forno a forma di ciambella, deriva dal toscano "berlengo" ossia “tavola da pranzo o da gioco” e forse anche da "berlingaccio" il nome toscano del Giovedì Grasso.

Conosci l'origine di altri nomi del dolci di Carnevale? Oppure hai una tua interpretazione? Faccelo sapere condividendo questo articolo e commentandolo sui nostri social!


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